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venerdì 26 giugno 2015

Ci hanno messo la faccia!

Ieri, a Piazza S. Andrea, a Roma, a pochi passi da Palazzo Madama, ho raccolto alcuni momenti della protesta contro la pseudo riforma della scuola. In queste immagini si vedono alcuni personaggi piuttosto famosi della vita politica italiana. In particolare, si nota un Corradino Mineo alquanto esasperato (noi a Teramo diremmo però ingallettato) a causa delle proteste e degli insulti indirizzati alla propria persona, in quanto era uscito dal Senato prima del voto di fiducia. Non è stata una bella scena. Ho tentato, da parte di mia, di difendere il principio di libertà di espressione del pensiero, ma poco dopo la folla lo ha respinto all'esterno della piazza. Però una domanda ho fatto in tempo a porla a Corradino: "Senti, a parte adesso la tua posizione sulla scuola, ti rendi conto che avendo abbandonato RaiNews 24 hai consentito che quella redazione scadesse ad un livello infimo di informazione?". Corradino mi si è incazzato e mi ha risposto ringhiando che lui da RaiNews è stato cacciato e che è andato via per salvaguardare i giovani redattori, ai quali la direzione RAI l'avrebbe altrimenti fatta pagare. La risposta non è stata ritenuta molto credibile dagli astanti.

Giovanni Cocchi (LIP) e Gian Marco Centinaio (LIP e senatore Lega Nord)
Stefano Fassina (ex PD)
Corradino Mineo (senatore PD...fino a quando? )
Un Corradino Mineo sull'orlo di una crisi di nervi
Piero Bernocchi (CoBas) organizza la partenza del corteo
Fassina intervistato dal cronista di Ballarò

giovedì 25 giugno 2015

Dedicato al baby caudillo

Due vignette dedicate al dittatorello Renzie, la prima - di Mannelli - apparsa sul fatto di ieri l'altro; la seconda vecchia di oltre un anno di ElleKappa, tanto per tenere fresca la memoria


lunedì 25 maggio 2015

Il silenzio dei chierici

Pubblico un intervento di Marta Baiardi, conosciuta ai tempi gloriosi dell'Autoriforma della scuola.

Dopo l’intervento di Nadia Urbinati del 6 maggio scorso su La Repubblica, contrario alla Buona Scuola renziana nel suo nucleo centrale – scuola azienda che realizzerà compiutamente la privatizzazione della scuola pubblica – mi aspettavo, se non un profluvio, almeno qualche altra presa di posizione dei nostri intellettuali. Invece niente. Hanno disertato. Storia italiana antica: anche questa volta spicca dunque il silenzio dei chierici. Alla fine della fiera insegnanti, studenti e sindacati, tranne qualche lodevole mosca bianca, nel dibattito pubblico sulla riforma della scuola sono stati lasciati soli.
Dove sono i filosofi, i letterati, gli scrittori, gli storici, i sociologhi, gli scienziati? Che cosa pensano i nostri illustri accademici, seduti sulle loro cattedre? Un silenzio assordante ha circondato questa riforma, il che significa che il mondo della cultura italiano – tanto la cultura scientifica, come quella “umanista” (Renzi docet) – non ha nulla da dire su questo tema, centrale per il paese. Mi aspettavo che qualche brillante linguista analizzasse, che so, quante volte ricorrono le parole “cultura” o “alfabetizzazione” nel disegno di legge e in quale accezione compaiano. O che qualche sociologo ci illustrasse in che senso Renzi, occupandosi “soltanto” di organizzazione della scuola ne uccida il nucleo profondo, quello della Costituzione: promuovere il pieno sviluppo della persona umana, lo sviluppo della cultura e la ricerca, rimuovere gli ostacoli, sostenere il diritto allo studio. Studio, studio… si chiama studio quello che si dovrebbe fare a scuola.
Gli intellettuali ne dovrebbero sapere qualcosa… Si sono chiesti se la Buona Scuola lo ha a cuore? Hanno speso qualche ora del loro tempo per capire quali sono le vere priorità di questa riforma e quale lo scopo di quel linguaggio da marketing così caro al premier? Si sono chiesti quale posto occupi nel DdL l’alfabetizzazione di base degli studenti? Quale spazio ci sarà nella nuova scuola disegnata dal trio Renzi-Faraone-Giannini per costruire alfabeti forti: linguistico-matematico innanzitutto, proprio gli alfabeti dove i nostri ragazzi sono quasi sempre messi malissimo? Mi chiedo davvero come mai siano così mancate le analisi serie di questo testo renziano, come mai nessuno abbia tentato un confronto tematico e di stile fra la Buona Scuola del trio di governo e la LIP (Legge di iniziativa popolare) promossa dall’interno del mondo della scuola e caduta nel più totale oblio. Ma dove è finita la semiotica in questo paese?
Da tempo, si sa, la ricerca ha reciso ogni legame con la scuola, anche in sede istituzionale. Chi si ricorda più della libera docenza? La scuola ha stufato, troppo incasinata, si capisce poco. E poi l’esperienza autobiografica qui la fa da padrona: ognuno è stato a scuola e ognuno ha figli e nipoti che ci vanno. C’è sempre qualche maestro inadeguato da punire o qualche professore troppo severo che ha ferito il narcisismo familiare da ricordare con rabbia. E così assistiamo impotenti e muti alla campagna mediatica di Renzi. L’ultimo spettacolino, dismesse le slide, è il video davanti alla lavagna, tipo maestro Manzi. Seguono articolesse di colore su stampa e TV, che trasudano ampia ammirazione per le capacità comunicative del premier. Ma sul merito pochi si sono avventurati davvero e sempre con grande timidezza. I conti delle riforme della scuola arrivano dopo decenni, quando maturano le generazioni. Molti di noi non ci saranno più, ma porteremo tuttavia la responsabilità di questa devastazione ignorante.
Marta Baiardi
L’autrice è insegnante di scuola secondaria

giovedì 14 maggio 2015

Umana pietà

Abbiate pietà di lui: purtroppo è nato nella patria di Dante, ma l'italiano non lo conosce. Voleva valorizzare la cultura umanistica, ma suscita solo umana pietà. Voleva fare il maestro Manzi in Non è mai troppo tardi, ma per lui sì, sarà sempre troppo tardi. Lucro finanze! (E chi azzecca l'anagramma sarà premiato).

mercoledì 13 maggio 2015

Doppio pesismo

Sulla scuola e sulla valutazione degli insegnanti, il procuratore antimafia Gratteri è in grado di esprimere tranquillamente il proprio parere, mentre sulle liste "inquinate" dalla criminalità mafiosa in Campania, no. Strano, vero?
Tratto dal tg zero di Radio Capital del 12/05/2015.

martedì 12 maggio 2015

Un dibattito... serrato

Se avete tempo, pazienza e voglia, potete seguire questa vicenda epistolare: sull'ultimo Venerdì di Repubblica, nella rubrica di Michele Serra, appare una lettera di un professore, Marco Andreoli, il cui tono e i cui contenuti non mi piacciono. Allora, prendo e scrivo a...Michele Serra, il quale mi risponde...
Pubblico, di seguito, lo scambio tra me e Serra: inutile dire che il mio scritto è lungo dieci volte quello di Serra. Non fate mancare i vostri commenti.

La mia email

Se da diversi mesi - ormai quasi anni - non compro più Repubblica - che pure è stato il giornale della mia formazione politica, ci sono dei motivi, ce ne sono tanti. Uno di questi, caro Serra, è la sua presenza (diventata petulante, saccente, a volte deprimente) e delle sue rubriche. Forse, semplicemente, il troppo stroppia: avere una rubrica giornaliera su un grande quotidiano è qualcosa di alienante, di impossibile da gestire seriamente, anche in un Paese come il nostro, in cui ogni giorno ne succedono di tutti i colori. Dover leggere - anche dopo accurato filtro di segreteria - le lettere dei lettori e dovere rispondere ad almeno una di esse - essendosi dovuti informare un minimo, ma proprio un minimo, sul problema posto all'attenzione - è stressante oltre misura. Non voler rinunciare all'ambizione di essere anche romanzieri e autori televisivi può avere i suoi svantaggi. Nel frattempo, ahimé, la vecchiaia avanza, il disincanto cresce, il confronto con gli altri si fa sempre più difficile. E si pensano pensieri opachi e si scrive di conseguenza, specie se si appartiene al genere maschile. Ritenendo proprio dovere essere equanimi nel giudizio, equilibristi a tutti i costi, inevitabilmente, si scivola nel conformismo, nell'ignavia e nel qualunquismo: è quanto da lei dimostrato nella risposta alla lettera di Marco Andreoli apparsa sul Venerdì di questa settimana. A proposito, la mia prima osservazione cade proprio sul fatto che lei l'abbia scelta tra le - suppongo - tantissime che le sono pervenute sull'argomento. Ma andiamo al merito, al suo contenuto. Chi scrive sembra non essere mai stato veramente in una scuola, non aver mai fatto l'insegnante. Dice che molti insegnanti hanno smesso di studiare e di informarsi, che si sono sentiti al di sopra di ogni giudizio, che hanno sempre rifiutato ogni tipo di valutazione: È bene sapere che gli insegnanti sono giornalmente, attimo per attimo, a volte anche ferocemente, valutati da studenti, colleghi, famiglie, dirigenti! E che quel giudizio, che incide sulla dignità della persona, conta molto più dei probabili futili controlli che arriveranno dal Ministero, anche attraverso l'Invalsi. E, ancora, dice che gli insegnanti vorrebbero solo i benefici dei colleghi europei senza però assumerne le responsabilità corrispondenti. Ma, chiedo, costui dove è vissuto? In quale scuola insegna, qual è il suo percorso, cosa legge, che persone frequenta, che film vede? La realtà della scuola e degli insegnanti è ben altra: è quella di chi ogni giorno rimette - per forza, anche se non lo volesse - in discussione il proprio "sapere", di chi è costretto all'autocritica (altro che rifiutarla); di chi si confronta con generazioni di giovani che si trasformano sempre più rapidamente, che rifiutano un rapporto "non paritario" pur avendo, inconsciamente, bisogno di autorevolezza quando non di autorità; di chi deve gestire i conflitti e il disagio - personale e famigliare insieme - che inevitabilmente i ragazzi e le ragazze riversano sugli adulti, cioè gli insegnanti (forse gli unici che pretendono ancora di porsi nei loro confronti come tali). Si può pensare tutto il male possibile della scuola pubblica e degli insegnanti, ma non si può dimenticare che costituiscono l'ultima frontiera di una società disgregata, l'ultima istituzione che cerca di tenere insieme le generazioni e i generi. Se la distruggiamo, non so cosa resterà.

Cordialmente,
Luigi Pedicone - Teramo

La risposta di Michele Serra

Gentile Pedicone, pubblicherò sul Venerdì del 22 maggio (primo numero utile) una serie di repliche al professor Andreoli. Tra le quali, purtroppo tagliata per ovvie ragioni di spazio, anche la sua. Quanto alle critiche che lei mi muove (conformismo, ignavia, qualunquismo), pazienza. Fanno parte del mio mestiere, e vanno messe nel conto.
Grazie della sua lettera

Michele Serra

La mia controreplica

Apprezzo molto che mi abbia risposto personalmente e soprattutto che abbia saputo incassare le critiche che le ho mosso. Potrà importarle o meno, avere rilevanza o meno per lei, ma per me costituisce davvero un buon segno e mi restituisce un po' di speranza. E di stima nei suoi confronti (bontà sua, dirà lei).
La ringrazio sinceramente per l'attenzione, anche a nome di tanti insegnanti che tentano di resistere nonostante tutto.
Luigi Pedicone

sabato 9 maggio 2015

La tomba e le trombe

So che a proposito di queste immagini dovrei tacere, date le mie attuali condizioni fisiche. Ma questa è una sequenza grandiosa, storica, simbolicamente rilevante. Anche se tardiva. Bella, plastica, da un punto di vista tecnico. Con la bellissima hostess bionda che non può trattenere un sorriso se non una risata. E lui che cade tra il manifesto "Uniti si vince" (era solo sul palco) e lo striscione di "Area popolare" (da calcio di rigore). Dietro un vaso di fiori (la tomba). Nemmeno nei fumetti di Max Bunker. Momenti indimenticabili. Grazie ex Cav. Grazie fotoreporter.




101 Anagrammi Zen - Salvini

I possibili anagrammi con Matteo Salvini?- a cura di 101 Anagrammi Zen
101 Anagrammi Zen

Vile? Sì, ma tanto!
'Sto maiale in tv
matteo salvini
Voti st'animale?
Via, smettila no?

lunedì 4 maggio 2015

Rosso colore

Alla festa dell'Unità di Bologna non c'era solo il rosso (ormai sbiadito) delle bandiere del PD, ma anche quello del sangue di qualche studente che manifestava pacificamente il proprio dissenso nei confronti del nuovo spregiudicato caudillo.


Rolex e mazzate

Un appello a quelli che vengono... e che possono: considerato che, come si è visto, la polizia bastona solo quelli che non hanno il casco, non sono vestiti di nero, non hanno maschere, e soprattutto non portano un Rolex; considerato altresì che domani andrò a protestare a viso scoperto contro Faraone, Renzi, Giannini, & C., e che porterò la maglietta arancione di quelli chevengono; tutto ciò considerato, mi prestereste uno dei vostri pur preziosi Rolex (di Carlo)? Tanto che cosa vi costa? Magari potreste mettere insieme chi una ghiera, chi il quadrante, chi il cinturino così che io possa evitare di essere preso a manganellate...Fatemi sapere. Grazie in anticipo.

Nella foto il Rolex di Danilo andato in pezzi durante una gara di calcetto.


mercoledì 22 aprile 2015

La contradizion che nol consente

La presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, nel corso della trasmissione «di martedì» condotta da Giovanni Floris, cade alquanto banalmente in una contraddizione grave e insanabile sul tema del «bombardamento delle barche dei migranti». In un primo tempo, infatti, afferma che l'operazione di bombardamento è possibile, purché ci sia prima la collaborazione delle autorità locali, le quali devono individuare quali barche affondare e quali no, e così via. Poi, difronte all'obiezione del giornalista, il quale - esponendo tanto di cartello - le ricorda il dettato dell'articolo 10 della Costituzione, secondo il quale «Lo straniero, cui sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica», si rimangia tutto e dice che il bombardamento non si può fare...si chiarisca le idee, presidente, la prego!


giovedì 5 febbraio 2015

Ironia varia sul web

Il premier: “Se si sceglie un candidato si vota quel candidato”. Detta così sembra banale, ma tenete presente che stava parlando al Pd.

Sul nome di Mattarella sono confluite tutte le personalità del Pd. Comprese le due di Civati.


Berlusconi: “Renzi ha tradito il Nazareno”. Secondo copione dovrebbe impiccarsi.

Per festeggiare Travaglio direttore de Il Fatto, in omaggio col quotidiano un avviso di garanzia per il lettore.

lunedì 2 febbraio 2015

Spinoza scatenato

Il Papa a Mattarella: "Lavori per l'unità e la concordia". Mi sa che è troppo tardi per tutte e due.

Mattarella raggiunge 665 voti. Come Alfano alle prossime elezioni.

Lo scrutinio continua anche dopo l'elezione. È sempre bello umiliare Forza Italia.

Alfano è uno che se gli chiedono "Scopiamo?" risponde "Sì, però il metodo è sbagliato".

Mattarella sarebbe il primo siciliano a guidare il Quirinale. Direttamente.

Brunetta: "Alfano è sotto ricatto". Girano sue vecchie foto con un pregiudicato.

Domani il comune di Palermo bloccherà il traffico vicino a casa Mattarella. Con appena 35 anni di ritardo.

Oggi a Cesano Boscone c'è un anziano che sta raccontando il raggiro di cui è stato vittima.

"Il presidente non sarà eletto prima della quarta votazione" ha detto la moglie di Mentana all'idraulico.

Mattarella e Imposimato hanno avuto tutti e due i fratelli uccisi. Allora io tifo Paolo Berlusconi.

Il Pd compatto sceglie Mattarella. Due notizie in una sola frase.

Renzi assicura: "Elezione entro sabato". Per rispetto alla famiglia Mentana.

domenica 1 febbraio 2015

Resurrezione

Quasi due anni fa, dopo la mancata elezione di Prodi alla Presidenza della Repubblica, su questo blog scrivevo più o meno queste parole sul PD: «Fin da quando è stato creato, sono stato sicuro che fosse un partito mai nato, o nato morto, che sarebbe occorso uno sciamano per insufflargli l'anima, per resuscitarlo.»
Ebbene, oggi, dopo l'elezione di Sergio Mattarella, devo ammettere che quelle previsioni erano sbagliate. E devo ammettere che Renzi - che continuo comunque a non sopportare - ha saputo giocare benissimo la partita del Quirinale. E avere Mattarella come Capo dello Stato probabilmente è quanto di meglio si potesse sperare, considerato lo stato della politica e delle istituzioni italiane.

1980. L'omicidio del Presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, foto di Letizia Battaglia
In occasione dell'elezione di Sergio Mattarella, ho voluto riportare una storica foto di Letizia Battaglia di quel tragico giorno della befana del 1980 e una parte del brano di Attilio Bozoni, apparso sul sito di Repubblica di ieri. Il pezzo comincia così:
«In questa foto c’è il destino di un uomo. C’è la storia di una famiglia che è l’attraversamento della Sicilia, c’è il confine fra la vita e la morte. Era ancora vivo, respirava ancora il Presidente della Regione Piersanti Mattarella quando suo fratello Sergio lo stava tirando fuori dalla berlina scura dove era rimasto schiacciato qualche istante prima da otto pallottole. Era ancora vivo quando lui cercava di prenderlo per le spalle e gli sorreggeva il capo mentre la moglie Irma gli spingeva le gambe, spingeva e spingeva senza sentire più il dolore per quelle dita spezzate da uno dei proiettili.»