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giovedì 19 marzo 2015
martedì 10 marzo 2015
Intervista a Marco Pannella
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| L'intervista apparsa su Il fatto quotidiano del 7 marzo 2015 |
Ecco il testo integrale dell'intervista rilasciata da Pannella al Fatto quotidiano del 7 marzo 2015. Come vedrete torna sulla questione del (o dei) figlio naturale e poi cita varie volte la propria vita in provincia di Teramo. È da leggere. P.S.: più che un'intervista è un monologo!
di Antonello Caporale
Marco Pannella è
l’unico leader a far parlare il corpo in sua vece. Obbliga cioè il
corpo malgrado una lingua torrenziale a monumentali battaglie
politiche. E così rinsecchisce o ingrassa, si espande (a volte si
moltiplica) o si riduce. Lo fa vivere o lo asseta nello stile
singolare che lo ha condotto per mezzo secolo a guidare da
padre-padrone il Partito radicale. Un partito che poi non è
esattamente un partito.
(Al caffè Sharì
Varì, tre del pomeriggio).
«L’idea di morire
a volte mi arrapa. Mi rapisce, mi fa sognare. Perché il presente ha
due forme: c’è quello dei morti e l’altro dei viventi. Sapere
che le mie idee, i miei amori, la mia vita, i miei vizi saranno vivi
dopo di me mi consegna a un benessere spirituale, a una condizione di
entusiasmo. Ciascuno è corpo e storia e noi siamo seme che cresce.
Al liceo nella mia classe eravamo in quarantatré. E in tutta la
scuola l’unico Marco ero io. Negli anni ho visto fiorire un gran
numero di Marchi. Un po’ di merito secondo te, ce l’ho? Ci sono
amici cattolicissimi, che dunque credono nell’aldilà, nella vita
oltre la vita, e mi raccomandano sempre: Marco, riguardati. E infatti
credo di aver avuto un singolare riguardo per il mio corpo, per tutto
quello che gli ho dato e soprattutto per quel che gli ho tolto. I
nutrizionisti sono delle teste di cazzo, io credo nell’autofagia.
La mia longevità
(ho 85 anni e come vedi mi reggo ancora in piedi) è data anche dal
digiuno e proprio grazie all’autofagia: le cellule ripuliscono il
corpo, assetato o affamato, sacrificano quelle ossidate dallo stress
o dagli anni e danno propulsione invece alle altre, capaci ancora di
vita sana.
NON RICORDO più
quanti scioperi della fame e della sete ho fatto. Ma pochi sanno che
ho sempre avuto una fame ciclopica, oltre la misura. Ti dico solo che
già a cinque anni impazzivo letteralmente per le salsicce fresche di
maiale che, tenendo all’oscuro mamma, mi facevo spalmare su fette
di pane fatto in casa, fette tagliate in modo che fossero pesanti
come la roccia del Gran Sasso. Ricordo che mia zia, compagna
di vacanze della mia famiglia a Giulianova, mi spalmava la
salsiccia di carne fresca sul pane abbrustolito.
Che bontà! Mamma
che era francese provava scandalo e timore di infezioni: la carne
fresca! Di maiale poi!
Io non mi fermavo
mai, e facevo ripetute visite alla ghiacciaia (allora non c’era il
frigorifero). Prelevavo formaggi stagionati, pezzi di pecorino. Avevo
una scaltrezza unica, dissimulavo benissimo. Nessuno in casa pensava
che potesse essere il bimbetto a fregarsi il pecorino piccante. I
sospetti cadevano sempre sull’incolpevole Annuzza, la domestica.
All’età di
militare mi pesarono: 65 miserabili chilogrammi su un metro e
novantuno di altezza. La fame non mi ha mai lasciato, e ogni giorno
devo gioiosamente provvedere a cucinare almeno 250 grammi di pasta
(De Cecco se sono in Italia, a Parigi trovo la Buitoni).
Faccio il sugo io,
ai pomodori Ah, riferiamo che oggi io mi faccio sessanta sigari
al giorno.
A 24 anni andavo
avanti con 80/100 sigarette Celtic. Le Gauloises e le Gitane
erano troppo leggere per me.
ORA SAI CHE
facciamo? Ordiniamo un tiramisù. Oggi smetto lo sciopero (giustizia
giusta, amnistia ai detenuti ndr), lo smetto qui con te. Devi
scattarmi una foto. Voglio sempre che il momento sia certificato, in
qualche modo validato. Scattato? Fammi vedere.
Si vede bene la
bocca? E il cucchiaino? E la crema?
Il mio corpo, ah
questo corpo.
Nel linguaggio
radicale si dice dar voce, dar mano, dar corpo.
E anche l’atto
sessuale è una forma di comunione, di convivio. Ho detto, e ora
ripeto a te, che probabilmente ho due figli naturali. Te lo dice uno
che negli anni giovanili della Fuci faceva maggioranza con i
congregati mariani, mi trovavo meglio con loro che con i comunisti.
Dico che
probabilmente ho due figli perché le donne con le quali è accaduto
(di un concepimento sono certo, del secondo ho qualche dubbio, ma non
ho approfondito mai) erano sposate e hanno ritenuto di conservare il
loro legame e di farne partecipi i rispettivi compagni della
gravidanza e della volontà di portarla a termine.
Perché mi dici che
ho confessato questi segreti quasi con distrazione, con
superficialità?
Non è assolutamente
vero. Sapevo, ero cosciente di dire una cosa grave, impegnativa,
importante per me. Non dimenticare che la donna della mia vita è
Mirella. Ero in Abruzzo e ricordando quegli anni, erano gli anni
dell’Università a Napoli, ho riferito di aver conosciuto una
ragazza più giovane di me con un cognome francese. Fu un amore
tenerissimo... È stata una parentesi, come altre ce ne sono state. E
mi è sembrato un gesto di rispetto e di responsabilità tenere
presente quella sua scelta. Non ho voluto invadere l’altrui vita.
Quel bimbo o quei bimbi avevano genitori e amore.
Come amore e
responsabilità ci fu quando con la mia compagna decidemmo invece di
non dare corso alla gravidanza, scegliemmo l’aborto e io fui con
lei. Lo praticammo insieme, l’aiutai materialmente. Fummo coscienti
e certi della nostra azione. E ci sembrò giusto di non dare vita.
Non dimenticare una
terza cosa fondamentale: con il corpo si dà voce e volto alle
battaglie e dunque necessariamente anche all’amore. Victor Segalene
scriveva: A colui che perviene sin qui malgrado la svolta e i passi
falsi. Al compagno che ti dona i suoi occhi, cosa a mia volta devo
donare in cambio di questo sguardo?
Si parla di
paternità, di maternità. L’uomo e la donna. Ma poi c’è la
fraternità. E c’è l’uomo con l’uomo. La mia bisessualità non
è stata una scelta ma un destino, in spagnolo si dice destinazione.
È stata lo sviluppo di un percorso, il frutto di un rapporto che si
condensa in amore dialogico. Quante me ne hanno dette nel tentativo
di darmi del “frocio internazionale”.
Ma il partito è
comunità, comunione e quindi convivio. Cum vivere. E io ho
convissuto, dando parola e ricevendo parola, dando amore e ricevendo
amore.
Non voglio avere la presunzione di essere esempio di qualcosa.
Sono quel che vedi. Ma non ho mai smesso di credere nella ricerca
filosofica dell’amicizia, nell’amore inteso nella sua forma
dialogica e anche nella pienezza della fisicità. Ho combattuto, ho
dato e ho amato. Teneramente, intensamente.»
giovedì 5 febbraio 2015
giovedì 31 luglio 2014
giovedì 30 gennaio 2014
Schiodiamolo!
Dài, lasciatelo in pace questo pover'uomo, che ha fatto di male, in fondo? Si vede che siete tutti comunisti e giustizialisti!
sabato 28 dicembre 2013
mercoledì 3 aprile 2013
10 saggi: da Belluno ai Monti Della Laga
Pubblichiamo un articolo apparso su Il Fatto quotidiano di oggi: in primis perché ci consente di ironizzare - per non piangere - sulla situazione politio-istituzionale italiana; in secondo luogo perché, come succedeva tempo fa con la Gelateria Veneta (e Fulvio Sagui), raccorda la provincia di Belluno con Teramo, il Veneto con l'Abruzzo. Perciò buona lettura.
Saggi, vi presento i miei. L’Adelmo e gli altri
Il momento è grave, gli sbocchi non si vedono, l’emergenza sta diventando paranoia e presto si trasformerà in disperazione e sfocerà nel panico. Rimandare il più possibile il livello “panico incontrollato” è dunque la mia priorità. Per questo, cari lettori, vi comunico la mia decisione. Ho nominato 10 “saggi” in modo da procrastinare il peggio che arriverà e di presentarmi a voi con una proposta che, pur irrituale, mi sembra ben pensata soprattutto per guadagnare tempo. Ve li presento.
Liandri Armando. 131 anni, già capo-telegrafista presso la stazione delle Corriere di Pescara, in pensione dal 1949, si occuperà di nuove tecnologie, in particolare del motivo per cui il mio telefono e il mio computer non si parlano, pur essendo sposati da anni (o forse proprio per quello).
Ferretti Adelina. 98 anni, famosa per la sua interpretazione delle lasagne al ragù di salsiccia (nota come “variante Adelina, 1936), ottima educatrice, ha la delega agli approvvigionamenti e al ritiro dei figli da scuola.
Tupini Carlo. 112 anni, un passato turbolento di corse motociclistiche, pugilato e scommesse clandestine. Si occuperà dei social network (bocciofila, osteria, sala biliardo), che frequenta da prima della Seconda guerra mondiale.
Fubini Adelmo. 99 anni. Sordo come una campana, cieco da un occhio, immobilizzato dalla vita in giù. Delega allo sport.
Martinelli Egidio. 89 anni, è il giovane della squadra. Mungitore professionista e teorico del paesaggio, si vanta di non essere mai uscito dalla provincia di Belluno. Relazioni internazionali e trattative con l’Europa.
De Regi Ferdinando. 113 anni, ma arzillo come ne avesse 112. Diplomatico, mediatore e trattativista a oltranza, come dimostra la sua collezione di fucili a pompa. Si occuperà di burocrazia e di pubblica amministrazione con fulminee e spericolate irruzioni negli uffici pubblici, dall’Inps al catasto.
Ferrentini Umberto. 98 anni, autista, già gommista di Nuvolari. Aspetterà il De Regi col motore acceso per agevolarlo nel suo compito di allontanamento rapido dopo il disbrigo delle pratiche.
Corioni Isabella. 97 anni. Donna di gusto eccelso da quando, nel 1935 fuggì a Parigi col marito. Delega alla gestione armadi, abbigliamento, calzature. Grande sostenitrice del ritorno della redingote e della paglietta.
Astaldi Giandomenico Maria. 105 anni. Esperto di politiche locali e territorio fin dai tempi in cui ferrava i cavalli per il podestà di Gubbio. Si occuperà della nuova legge elettorale, modifiche della Costituzione e liberalizzazioni. Delega agli animali domestici (porterà a pisciare il cane).
Farragostini Filippa. 108 anni. Esperta di economia, già aiuto cuoca in casa Roosevelt. Nel 1935 cucinò due uova in tegamino a John Maynard Keynes ispirandone la famosa Teoria generale dell’occupazione dell’interesse e della moneta. Ritiratasi in Abruzzo nel suo eremo dei monti della Laga, è l’unica italiana ancora vivente ad aver letto tutti i fondi di Scalfari
La prima riunione dei miei dieci saggi è fissata per le 11 di questa mattina. Un incontro riservato per definire compiti e ambiti d’intervento, con lo scopo dichiarato di prendere tempo ancora una settimana. Poi vedremo, anche se non chiudo la porta a soluzioni irrituali. Per esempio, ognuno dei miei dieci saggi potrebbe nominare dieci saggi, che a loro volta potrebbero nominare dieci saggi fino a un totale – a regime – di sessanta milioni di saggi italiani che potrebbero trasferirsi in Costa Azzurra entro il 2015.
il Fatto Quotidiano, 3 Aprile 2013
domenica 16 dicembre 2012
domenica 28 ottobre 2012
Il rieccolo del rieccolo
domenica 12 giugno 2011
sabato 12 febbraio 2011
El Mulo
C'era una volta El Mulo...così potrebbe cominciare una favola edita da quelli che vengono. Sì, certo, penserete, vuoi raccontare la storia di Marco "El Mulo" Iacovoni, le sue res gestae. E, invece, no: qui si tratta di uno che tira calci in avanti e poi accusa la vittima di averlo fatto. Il problema è che si tratta anche di un ministro. E, per di più, del ministro della difesa, che, da questo momento in poi dovrebbe essere chiamato piuttosto "dell'offesa".
giovedì 20 gennaio 2011
Rubbie troia e Pappone
Dal sito de il fatto quotidiano:
Ruby va a Canale 5 a farsi intervistare da Alfonso Signorini per salvare il premier. E racconta la sua verità, smentita dalle carte (leggi l'articolo di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali). Intanto, dalle carte, spunta una storia sconvolgente. Ad attendere la marrocchina in via Fatebenefrattelli non c'era solo il consigliere regionale Nicole Minetti, ma anche la escort brasiliana Michele. La minorenne si allontanò proprio con quest'ultima: 32 anni, una laurea in psicologia. La sua professione, però, secondo i pm, viene rivelata dall'agenda sequestrata dalla polizia e messa agli atti dell'inchiesta. Dal taccuino escono i nomi di “Papi Silvio Beluscone”, “Juapaulo autista Beluscone” e “casa Roma Silvio”. Ma anche quello di Sandro Frisullo con a fianco annotato la parola “pulitico”. E in effetti Frisullo un politico lo è veramente. Di centrosinistra, quota Pd. Già vicepresidente della Regione Puglia capeggiata da Nichi Vendola, Frisullo fu arrestato nell’ambito dell’inchiesta barese su Giampaolo Tarantini. Insomma, il caso Ruby incrocia anche personaggi già noti alle cronache per i "vecchi" scandali del premier. Michele è stata ascoltata per 14 ore dal pm Ilda Boccassini. E oggi, ai microfoni de ilfattoquotidiano.it (guarda l'intervista di Lorenzo Galeazzi e Davide Vecchi), dice: "Sono il testimone chiave di tutta l'inchiesta". A sostegno della sua dichiarazione sulla presunta professione della Rubacuori, c'è ancora una volta la sua agendina, dove Karima El Mahroug è rubricata come "Rubbie troia". Dice Michele: "E' stata lei a confessarmi di essere una prostituta"
Ruby va a Canale 5 a farsi intervistare da Alfonso Signorini per salvare il premier. E racconta la sua verità, smentita dalle carte (leggi l'articolo di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali). Intanto, dalle carte, spunta una storia sconvolgente. Ad attendere la marrocchina in via Fatebenefrattelli non c'era solo il consigliere regionale Nicole Minetti, ma anche la escort brasiliana Michele. La minorenne si allontanò proprio con quest'ultima: 32 anni, una laurea in psicologia. La sua professione, però, secondo i pm, viene rivelata dall'agenda sequestrata dalla polizia e messa agli atti dell'inchiesta. Dal taccuino escono i nomi di “Papi Silvio Beluscone”, “Juapaulo autista Beluscone” e “casa Roma Silvio”. Ma anche quello di Sandro Frisullo con a fianco annotato la parola “pulitico”. E in effetti Frisullo un politico lo è veramente. Di centrosinistra, quota Pd. Già vicepresidente della Regione Puglia capeggiata da Nichi Vendola, Frisullo fu arrestato nell’ambito dell’inchiesta barese su Giampaolo Tarantini. Insomma, il caso Ruby incrocia anche personaggi già noti alle cronache per i "vecchi" scandali del premier. Michele è stata ascoltata per 14 ore dal pm Ilda Boccassini. E oggi, ai microfoni de ilfattoquotidiano.it (guarda l'intervista di Lorenzo Galeazzi e Davide Vecchi), dice: "Sono il testimone chiave di tutta l'inchiesta". A sostegno della sua dichiarazione sulla presunta professione della Rubacuori, c'è ancora una volta la sua agendina, dove Karima El Mahroug è rubricata come "Rubbie troia". Dice Michele: "E' stata lei a confessarmi di essere una prostituta"
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