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lunedì 5 agosto 2019
sabato 27 giugno 2015
Preso per il fondello # 2
Come vedete ho usato contemporaneamente Sports Tracker e Runtastic, e come vedete i dati sono per alcuni aspetti alquanto divergenti (calorie consumate, velocità max - addirittura oltre 100 all'ora!). però, almeno la durata, la velocità media e la distanza sono pressoché coincidenti.
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| Percorso secondo Sports Tracker |
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| Percorso secondo Runtastic |
giovedì 25 giugno 2015
martedì 23 giugno 2015
lunedì 22 giugno 2015
sabato 23 maggio 2015
venerdì 22 maggio 2015
mercoledì 20 maggio 2015
Finding Sugar man
martedì 12 maggio 2015
Un dibattito... serrato
Se avete tempo, pazienza e voglia, potete seguire questa vicenda epistolare: sull'ultimo Venerdì di Repubblica, nella rubrica di Michele Serra, appare una lettera di un professore, Marco Andreoli, il cui tono e i cui contenuti non mi piacciono. Allora, prendo e scrivo a...Michele Serra, il quale mi risponde...
Pubblico, di seguito, lo scambio tra me e Serra: inutile dire che il mio scritto è lungo dieci volte quello di Serra. Non fate mancare i vostri commenti.
La mia email
Se da diversi mesi - ormai quasi anni - non compro più Repubblica - che pure è stato il giornale della mia formazione politica, ci sono dei motivi, ce ne sono tanti. Uno di questi, caro Serra, è la sua presenza (diventata petulante, saccente, a volte deprimente) e delle sue rubriche. Forse, semplicemente, il troppo stroppia: avere una rubrica giornaliera su un grande quotidiano è qualcosa di alienante, di impossibile da gestire seriamente, anche in un Paese come il nostro, in cui ogni giorno ne succedono di tutti i colori. Dover leggere - anche dopo accurato filtro di segreteria - le lettere dei lettori e dovere rispondere ad almeno una di esse - essendosi dovuti informare un minimo, ma proprio un minimo, sul problema posto all'attenzione - è stressante oltre misura. Non voler rinunciare all'ambizione di essere anche romanzieri e autori televisivi può avere i suoi svantaggi. Nel frattempo, ahimé, la vecchiaia avanza, il disincanto cresce, il confronto con gli altri si fa sempre più difficile. E si pensano pensieri opachi e si scrive di conseguenza, specie se si appartiene al genere maschile. Ritenendo proprio dovere essere equanimi nel giudizio, equilibristi a tutti i costi, inevitabilmente, si scivola nel conformismo, nell'ignavia e nel qualunquismo: è quanto da lei dimostrato nella risposta alla lettera di Marco Andreoli apparsa sul Venerdì di questa settimana. A proposito, la mia prima osservazione cade proprio sul fatto che lei l'abbia scelta tra le - suppongo - tantissime che le sono pervenute sull'argomento. Ma andiamo al merito, al suo contenuto. Chi scrive sembra non essere mai stato veramente in una scuola, non aver mai fatto l'insegnante. Dice che molti insegnanti hanno smesso di studiare e di informarsi, che si sono sentiti al di sopra di ogni giudizio, che hanno sempre rifiutato ogni tipo di valutazione: È bene sapere che gli insegnanti sono giornalmente, attimo per attimo, a volte anche ferocemente, valutati da studenti, colleghi, famiglie, dirigenti! E che quel giudizio, che incide sulla dignità della persona, conta molto più dei probabili futili controlli che arriveranno dal Ministero, anche attraverso l'Invalsi. E, ancora, dice che gli insegnanti vorrebbero solo i benefici dei colleghi europei senza però assumerne le responsabilità corrispondenti. Ma, chiedo, costui dove è vissuto? In quale scuola insegna, qual è il suo percorso, cosa legge, che persone frequenta, che film vede? La realtà della scuola e degli insegnanti è ben altra: è quella di chi ogni giorno rimette - per forza, anche se non lo volesse - in discussione il proprio "sapere", di chi è costretto all'autocritica (altro che rifiutarla); di chi si confronta con generazioni di giovani che si trasformano sempre più rapidamente, che rifiutano un rapporto "non paritario" pur avendo, inconsciamente, bisogno di autorevolezza quando non di autorità; di chi deve gestire i conflitti e il disagio - personale e famigliare insieme - che inevitabilmente i ragazzi e le ragazze riversano sugli adulti, cioè gli insegnanti (forse gli unici che pretendono ancora di porsi nei loro confronti come tali). Si può pensare tutto il male possibile della scuola pubblica e degli insegnanti, ma non si può dimenticare che costituiscono l'ultima frontiera di una società disgregata, l'ultima istituzione che cerca di tenere insieme le generazioni e i generi. Se la distruggiamo, non so cosa resterà.
Cordialmente,
Luigi Pedicone - Teramo
La risposta di Michele Serra
Gentile Pedicone, pubblicherò sul Venerdì del 22 maggio (primo numero utile) una serie di repliche al professor Andreoli. Tra le quali, purtroppo tagliata per ovvie ragioni di spazio, anche la sua. Quanto alle critiche che lei mi muove (conformismo, ignavia, qualunquismo), pazienza. Fanno parte del mio mestiere, e vanno messe nel conto.
Grazie della sua lettera
Michele Serra
La mia controreplica
Luigi Pedicone
Pubblico, di seguito, lo scambio tra me e Serra: inutile dire che il mio scritto è lungo dieci volte quello di Serra. Non fate mancare i vostri commenti.
La mia email
Se da diversi mesi - ormai quasi anni - non compro più Repubblica - che pure è stato il giornale della mia formazione politica, ci sono dei motivi, ce ne sono tanti. Uno di questi, caro Serra, è la sua presenza (diventata petulante, saccente, a volte deprimente) e delle sue rubriche. Forse, semplicemente, il troppo stroppia: avere una rubrica giornaliera su un grande quotidiano è qualcosa di alienante, di impossibile da gestire seriamente, anche in un Paese come il nostro, in cui ogni giorno ne succedono di tutti i colori. Dover leggere - anche dopo accurato filtro di segreteria - le lettere dei lettori e dovere rispondere ad almeno una di esse - essendosi dovuti informare un minimo, ma proprio un minimo, sul problema posto all'attenzione - è stressante oltre misura. Non voler rinunciare all'ambizione di essere anche romanzieri e autori televisivi può avere i suoi svantaggi. Nel frattempo, ahimé, la vecchiaia avanza, il disincanto cresce, il confronto con gli altri si fa sempre più difficile. E si pensano pensieri opachi e si scrive di conseguenza, specie se si appartiene al genere maschile. Ritenendo proprio dovere essere equanimi nel giudizio, equilibristi a tutti i costi, inevitabilmente, si scivola nel conformismo, nell'ignavia e nel qualunquismo: è quanto da lei dimostrato nella risposta alla lettera di Marco Andreoli apparsa sul Venerdì di questa settimana. A proposito, la mia prima osservazione cade proprio sul fatto che lei l'abbia scelta tra le - suppongo - tantissime che le sono pervenute sull'argomento. Ma andiamo al merito, al suo contenuto. Chi scrive sembra non essere mai stato veramente in una scuola, non aver mai fatto l'insegnante. Dice che molti insegnanti hanno smesso di studiare e di informarsi, che si sono sentiti al di sopra di ogni giudizio, che hanno sempre rifiutato ogni tipo di valutazione: È bene sapere che gli insegnanti sono giornalmente, attimo per attimo, a volte anche ferocemente, valutati da studenti, colleghi, famiglie, dirigenti! E che quel giudizio, che incide sulla dignità della persona, conta molto più dei probabili futili controlli che arriveranno dal Ministero, anche attraverso l'Invalsi. E, ancora, dice che gli insegnanti vorrebbero solo i benefici dei colleghi europei senza però assumerne le responsabilità corrispondenti. Ma, chiedo, costui dove è vissuto? In quale scuola insegna, qual è il suo percorso, cosa legge, che persone frequenta, che film vede? La realtà della scuola e degli insegnanti è ben altra: è quella di chi ogni giorno rimette - per forza, anche se non lo volesse - in discussione il proprio "sapere", di chi è costretto all'autocritica (altro che rifiutarla); di chi si confronta con generazioni di giovani che si trasformano sempre più rapidamente, che rifiutano un rapporto "non paritario" pur avendo, inconsciamente, bisogno di autorevolezza quando non di autorità; di chi deve gestire i conflitti e il disagio - personale e famigliare insieme - che inevitabilmente i ragazzi e le ragazze riversano sugli adulti, cioè gli insegnanti (forse gli unici che pretendono ancora di porsi nei loro confronti come tali). Si può pensare tutto il male possibile della scuola pubblica e degli insegnanti, ma non si può dimenticare che costituiscono l'ultima frontiera di una società disgregata, l'ultima istituzione che cerca di tenere insieme le generazioni e i generi. Se la distruggiamo, non so cosa resterà.
Cordialmente,
Luigi Pedicone - Teramo
La risposta di Michele Serra
Gentile Pedicone, pubblicherò sul Venerdì del 22 maggio (primo numero utile) una serie di repliche al professor Andreoli. Tra le quali, purtroppo tagliata per ovvie ragioni di spazio, anche la sua. Quanto alle critiche che lei mi muove (conformismo, ignavia, qualunquismo), pazienza. Fanno parte del mio mestiere, e vanno messe nel conto.
Grazie della sua lettera
Michele Serra
La mia controreplica
Apprezzo molto che mi abbia risposto personalmente e soprattutto
che abbia saputo incassare le critiche che le ho mosso. Potrà importarle
o meno, avere rilevanza o meno per lei, ma per me costituisce davvero
un buon segno e mi restituisce un po' di speranza. E di stima nei suoi
confronti (bontà sua, dirà lei).
La ringrazio sinceramente per l'attenzione, anche a nome di tanti insegnanti che tentano di resistere nonostante tutto.Luigi Pedicone
sabato 9 maggio 2015
Ciprì & Maresco e il lato B
Oggi non poteva mancare un riferimento alla storica conquista della serie B da parte del Teramo. Ma lo faccio sempre tenendo conto del nostro particolare background CULturale. Orbene, sapete qual è l'anagramma di "Teramo in serie B"? Tromberei asine. Ho detto tutto.
domenica 3 maggio 2015
domenica 26 aprile 2015
mercoledì 8 aprile 2015
Attendente a Teramo
A parte le musiche di Enrico Melozzi (teramano), purtroppo del film di Gianni Di Gregorio, "Buoni a nulla", si salva ben poco a mio parere. Però, c'è una scena in cui Ugo Gregoretti cita Teramo - cosa che nei film accade ben di rado...
martedì 7 aprile 2015
Incontri inattesi
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