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lunedì 25 maggio 2015

Il silenzio dei chierici

Pubblico un intervento di Marta Baiardi, conosciuta ai tempi gloriosi dell'Autoriforma della scuola.

Dopo l’intervento di Nadia Urbinati del 6 maggio scorso su La Repubblica, contrario alla Buona Scuola renziana nel suo nucleo centrale – scuola azienda che realizzerà compiutamente la privatizzazione della scuola pubblica – mi aspettavo, se non un profluvio, almeno qualche altra presa di posizione dei nostri intellettuali. Invece niente. Hanno disertato. Storia italiana antica: anche questa volta spicca dunque il silenzio dei chierici. Alla fine della fiera insegnanti, studenti e sindacati, tranne qualche lodevole mosca bianca, nel dibattito pubblico sulla riforma della scuola sono stati lasciati soli.
Dove sono i filosofi, i letterati, gli scrittori, gli storici, i sociologhi, gli scienziati? Che cosa pensano i nostri illustri accademici, seduti sulle loro cattedre? Un silenzio assordante ha circondato questa riforma, il che significa che il mondo della cultura italiano – tanto la cultura scientifica, come quella “umanista” (Renzi docet) – non ha nulla da dire su questo tema, centrale per il paese. Mi aspettavo che qualche brillante linguista analizzasse, che so, quante volte ricorrono le parole “cultura” o “alfabetizzazione” nel disegno di legge e in quale accezione compaiano. O che qualche sociologo ci illustrasse in che senso Renzi, occupandosi “soltanto” di organizzazione della scuola ne uccida il nucleo profondo, quello della Costituzione: promuovere il pieno sviluppo della persona umana, lo sviluppo della cultura e la ricerca, rimuovere gli ostacoli, sostenere il diritto allo studio. Studio, studio… si chiama studio quello che si dovrebbe fare a scuola.
Gli intellettuali ne dovrebbero sapere qualcosa… Si sono chiesti se la Buona Scuola lo ha a cuore? Hanno speso qualche ora del loro tempo per capire quali sono le vere priorità di questa riforma e quale lo scopo di quel linguaggio da marketing così caro al premier? Si sono chiesti quale posto occupi nel DdL l’alfabetizzazione di base degli studenti? Quale spazio ci sarà nella nuova scuola disegnata dal trio Renzi-Faraone-Giannini per costruire alfabeti forti: linguistico-matematico innanzitutto, proprio gli alfabeti dove i nostri ragazzi sono quasi sempre messi malissimo? Mi chiedo davvero come mai siano così mancate le analisi serie di questo testo renziano, come mai nessuno abbia tentato un confronto tematico e di stile fra la Buona Scuola del trio di governo e la LIP (Legge di iniziativa popolare) promossa dall’interno del mondo della scuola e caduta nel più totale oblio. Ma dove è finita la semiotica in questo paese?
Da tempo, si sa, la ricerca ha reciso ogni legame con la scuola, anche in sede istituzionale. Chi si ricorda più della libera docenza? La scuola ha stufato, troppo incasinata, si capisce poco. E poi l’esperienza autobiografica qui la fa da padrona: ognuno è stato a scuola e ognuno ha figli e nipoti che ci vanno. C’è sempre qualche maestro inadeguato da punire o qualche professore troppo severo che ha ferito il narcisismo familiare da ricordare con rabbia. E così assistiamo impotenti e muti alla campagna mediatica di Renzi. L’ultimo spettacolino, dismesse le slide, è il video davanti alla lavagna, tipo maestro Manzi. Seguono articolesse di colore su stampa e TV, che trasudano ampia ammirazione per le capacità comunicative del premier. Ma sul merito pochi si sono avventurati davvero e sempre con grande timidezza. I conti delle riforme della scuola arrivano dopo decenni, quando maturano le generazioni. Molti di noi non ci saranno più, ma porteremo tuttavia la responsabilità di questa devastazione ignorante.
Marta Baiardi
L’autrice è insegnante di scuola secondaria

giovedì 14 maggio 2015

Umana pietà

Abbiate pietà di lui: purtroppo è nato nella patria di Dante, ma l'italiano non lo conosce. Voleva valorizzare la cultura umanistica, ma suscita solo umana pietà. Voleva fare il maestro Manzi in Non è mai troppo tardi, ma per lui sì, sarà sempre troppo tardi. Lucro finanze! (E chi azzecca l'anagramma sarà premiato).

mercoledì 13 maggio 2015

Doppio pesismo

Sulla scuola e sulla valutazione degli insegnanti, il procuratore antimafia Gratteri è in grado di esprimere tranquillamente il proprio parere, mentre sulle liste "inquinate" dalla criminalità mafiosa in Campania, no. Strano, vero?
Tratto dal tg zero di Radio Capital del 12/05/2015.

martedì 12 maggio 2015

Un dibattito... serrato

Se avete tempo, pazienza e voglia, potete seguire questa vicenda epistolare: sull'ultimo Venerdì di Repubblica, nella rubrica di Michele Serra, appare una lettera di un professore, Marco Andreoli, il cui tono e i cui contenuti non mi piacciono. Allora, prendo e scrivo a...Michele Serra, il quale mi risponde...
Pubblico, di seguito, lo scambio tra me e Serra: inutile dire che il mio scritto è lungo dieci volte quello di Serra. Non fate mancare i vostri commenti.

La mia email

Se da diversi mesi - ormai quasi anni - non compro più Repubblica - che pure è stato il giornale della mia formazione politica, ci sono dei motivi, ce ne sono tanti. Uno di questi, caro Serra, è la sua presenza (diventata petulante, saccente, a volte deprimente) e delle sue rubriche. Forse, semplicemente, il troppo stroppia: avere una rubrica giornaliera su un grande quotidiano è qualcosa di alienante, di impossibile da gestire seriamente, anche in un Paese come il nostro, in cui ogni giorno ne succedono di tutti i colori. Dover leggere - anche dopo accurato filtro di segreteria - le lettere dei lettori e dovere rispondere ad almeno una di esse - essendosi dovuti informare un minimo, ma proprio un minimo, sul problema posto all'attenzione - è stressante oltre misura. Non voler rinunciare all'ambizione di essere anche romanzieri e autori televisivi può avere i suoi svantaggi. Nel frattempo, ahimé, la vecchiaia avanza, il disincanto cresce, il confronto con gli altri si fa sempre più difficile. E si pensano pensieri opachi e si scrive di conseguenza, specie se si appartiene al genere maschile. Ritenendo proprio dovere essere equanimi nel giudizio, equilibristi a tutti i costi, inevitabilmente, si scivola nel conformismo, nell'ignavia e nel qualunquismo: è quanto da lei dimostrato nella risposta alla lettera di Marco Andreoli apparsa sul Venerdì di questa settimana. A proposito, la mia prima osservazione cade proprio sul fatto che lei l'abbia scelta tra le - suppongo - tantissime che le sono pervenute sull'argomento. Ma andiamo al merito, al suo contenuto. Chi scrive sembra non essere mai stato veramente in una scuola, non aver mai fatto l'insegnante. Dice che molti insegnanti hanno smesso di studiare e di informarsi, che si sono sentiti al di sopra di ogni giudizio, che hanno sempre rifiutato ogni tipo di valutazione: È bene sapere che gli insegnanti sono giornalmente, attimo per attimo, a volte anche ferocemente, valutati da studenti, colleghi, famiglie, dirigenti! E che quel giudizio, che incide sulla dignità della persona, conta molto più dei probabili futili controlli che arriveranno dal Ministero, anche attraverso l'Invalsi. E, ancora, dice che gli insegnanti vorrebbero solo i benefici dei colleghi europei senza però assumerne le responsabilità corrispondenti. Ma, chiedo, costui dove è vissuto? In quale scuola insegna, qual è il suo percorso, cosa legge, che persone frequenta, che film vede? La realtà della scuola e degli insegnanti è ben altra: è quella di chi ogni giorno rimette - per forza, anche se non lo volesse - in discussione il proprio "sapere", di chi è costretto all'autocritica (altro che rifiutarla); di chi si confronta con generazioni di giovani che si trasformano sempre più rapidamente, che rifiutano un rapporto "non paritario" pur avendo, inconsciamente, bisogno di autorevolezza quando non di autorità; di chi deve gestire i conflitti e il disagio - personale e famigliare insieme - che inevitabilmente i ragazzi e le ragazze riversano sugli adulti, cioè gli insegnanti (forse gli unici che pretendono ancora di porsi nei loro confronti come tali). Si può pensare tutto il male possibile della scuola pubblica e degli insegnanti, ma non si può dimenticare che costituiscono l'ultima frontiera di una società disgregata, l'ultima istituzione che cerca di tenere insieme le generazioni e i generi. Se la distruggiamo, non so cosa resterà.

Cordialmente,
Luigi Pedicone - Teramo

La risposta di Michele Serra

Gentile Pedicone, pubblicherò sul Venerdì del 22 maggio (primo numero utile) una serie di repliche al professor Andreoli. Tra le quali, purtroppo tagliata per ovvie ragioni di spazio, anche la sua. Quanto alle critiche che lei mi muove (conformismo, ignavia, qualunquismo), pazienza. Fanno parte del mio mestiere, e vanno messe nel conto.
Grazie della sua lettera

Michele Serra

La mia controreplica

Apprezzo molto che mi abbia risposto personalmente e soprattutto che abbia saputo incassare le critiche che le ho mosso. Potrà importarle o meno, avere rilevanza o meno per lei, ma per me costituisce davvero un buon segno e mi restituisce un po' di speranza. E di stima nei suoi confronti (bontà sua, dirà lei).
La ringrazio sinceramente per l'attenzione, anche a nome di tanti insegnanti che tentano di resistere nonostante tutto.
Luigi Pedicone

lunedì 4 maggio 2015

Rosso colore

Alla festa dell'Unità di Bologna non c'era solo il rosso (ormai sbiadito) delle bandiere del PD, ma anche quello del sangue di qualche studente che manifestava pacificamente il proprio dissenso nei confronti del nuovo spregiudicato caudillo.


venerdì 28 novembre 2014

Non c'è più religione

È successo veramente, cari amici. Purtroppo è successo veramente. Ricordate colei che un ventennio fa mi condusse nei sottoscala del condominio, presso il quadro dei contatori dell'ENEL, e, minigonna vestita, senza darmi il tempo di dire nulla, prese la scaletta e vi salì tenendo saldamente il suo di dietro davanti al mio muso, per farmi vedere come si faceva a rialzare la levetta del contatore della luce? Nonché colei che recentemente si era lamentata perché l'insegnante di italiano pretendeva di far imparare la "Cupola" con tutto il predicato nominale?  Ebbene, lei, questo fiore di nome e di fatto, è stata protagonista quest'oggi del seguente dialogo filosofico-politico-teologico, che riporto per come mi è stato riferito da una collega:
A scuola si dibatte della eventualità di una celebrazione natalizia. Una prof.ssa dice:
«Be', però, in questo caso dovrebbe essere allargata...per par condicio dovremmo chiamare anche l'Imam.»
E il fiore di giaggiolo, autentico alfiere dei diritti umani:
«E che me ne frac' a mma? Pe mmà pu' chiamà li MAMM, li PATRE e pure li NUNNE!»

Mbè, è da Nobel per la letteratura, da oscar, non vi pare? Certo, un po' è anche colpa del religiously correct...perché in effetti che cavolo ci entra il natale con l'islam? Ma magari mi sbaglio io. Comunque a volte l'ignoranza è davvero fonte di grande conoscenza...

domenica 23 novembre 2014

Sottosegretario d'Egitto

O voi che venite o non venite più, che siete venuti e tornate a tornare, non mi accusate di usare questo blog per scopi impropri: dal momento che calcio e calcetto sono sì un bel ricordo, ma ormai lontano, ho da tempo deciso di usare il blog come mi pare e piace.
Pertanto:
Questo è il seguito del post  Antichità moderne
Si tratta della risposta che ho spedito all'esimio sottosegretario all'istruzione Daniele Faraone...

«Caro Sottosegretario Faraone, prima di ricevere la Sua gentile e-mail, L'avevo vista più volte in varie trasmissioni televisive, e devo dire che, fin da subito, vuoi per i concetti che esprimeva vuoi per il modo in cui li esprimeva, mi ha creato una sensazione forte di ripulsa sul piano intellettuale e sul piano della simpatia umana, per quanto non La conoscessi se non attraverso i Suoi interventi, appunto. Tanto che, in seguito, appena La vedevo apparire sul piccolo schermo, ero costretto a cambiare canale, virando perfino sulle reti Mediaset, pur di evitarLa. A dispetto della Sua giovane età, 39 anni (sic!), che Lei rivendica con tanta baldanza, come fosse qualcosa di cui vantarsi, un merito in qualche modo acquisito, Le dirò che, sia per i contenuti dei Suoi interventi, sia per la Sua stessa struttura fisica, avrei creduto ne avesse almeno dieci di più. E mi sono tenuto stretto. Lei affronta, a quanto pare, qualunque discussione con concetti pre-confezionati, pre-masticati, pre-digeriti, lasciando così - a parere del sottoscritto - trasparire una mentalità che ha nel conformismo la Sua caratteristica principale. Lei, caro sottosegretario, il Suo leader, il Suo partito, la vostra politica - se ancora non si fosse capito - non mi piacete affatto, e sono certo che riuscirete a fare peggio di quanto abbiano fatto i vostri predecessori al governo di questo disgraziato Paese. Perciò, per il futuro, La prego di astenersi dall'inviare al sottoscritto, sotto qualsivoglia forma, le Sue elucubrazioni. L'enfasi non è cosa che ami, specialmente quando è frutto e strumento di propaganda.

Faccia tranquillamente i disastri che certamente non mancherà di fare, goda della Sua bella età, e non tormenti gli insegnanti che amano "fare scuola" in classe, con alunni e alunne, e rifuggono progetti e incarichi che servono a far carriera e a guadagnar punteggi.

Per concludere, sperando di non averLa nemmeno lontanamente offesa nella Sua persona, Le invio il seguente scritto(*), che smentisce, da solo, tutte le parole e le icone - orrende e chiaro segno della decadenza culturale e spirituale cui ci vorreste ridurre (noi: italiani e insegnanti) - con le quali avete riempito il documento chiamato "la buona scuola", quasi che quella che esiste non lo sia già.
Tanti auguri e a mai più risentirLa
prof. Luigi Pedicone
Teramo»

(*) Ho fatto seguire alla mail il prospetto - che qui non riporto - dei tagli effetivi alla scuola pubblica.

mercoledì 19 novembre 2014

Antichità moderne

Ho ricevuto come docente un'e-mail da Davide Faraone. Chi è, direte voi? Infatti, chi è? Ve lo spiego: intanto è un responsabile di qualcosa del PD... lo avevo visto diverse volte in tv e mi era caduto fin da subito sulle palle. Adesso, ricevere proprio da lui una comunicazione sulla "pessima" scuola mi ha fatto veramente incazzare. «Ho 39 anni» dice il poverino...39 anni, dico io? Ma ne dimostri il doppio, amico. E detto con simpatia, fai pure cacare.