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martedì 10 marzo 2015

Intervista a Marco Pannella

L'intervista apparsa su Il fatto quotidiano del 7 marzo 2015

Ecco il testo integrale dell'intervista rilasciata da Pannella al Fatto quotidiano del 7 marzo 2015. Come vedrete torna sulla questione del (o dei) figlio naturale e poi cita varie volte la propria vita in provincia di Teramo. È da leggere. P.S.: più che un'intervista è un monologo!


di Antonello Caporale
Marco Pannella è l’unico leader a far parlare il corpo in sua vece. Obbliga cioè il corpo malgrado una lingua torrenziale a monumentali battaglie politiche. E così rinsecchisce o ingrassa, si espande (a volte si moltiplica) o si riduce. Lo fa vivere o lo asseta nello stile singolare che lo ha condotto per mezzo secolo a guidare da padre-padrone il Partito radicale. Un partito che poi non è esattamente un partito.

(Al caffè Sharì Varì, tre del pomeriggio).
«L’idea di morire a volte mi arrapa. Mi rapisce, mi fa sognare. Perché il presente ha due forme: c’è quello dei morti e l’altro dei viventi. Sapere che le mie idee, i miei amori, la mia vita, i miei vizi saranno vivi dopo di me mi consegna a un benessere spirituale, a una condizione di entusiasmo. Ciascuno è corpo e storia e noi siamo seme che cresce. Al liceo nella mia classe eravamo in quarantatré. E in tutta la scuola l’unico Marco ero io. Negli anni ho visto fiorire un gran numero di Marchi. Un po’ di merito secondo te, ce l’ho? Ci sono amici cattolicissimi, che dunque credono nell’aldilà, nella vita oltre la vita, e mi raccomandano sempre: Marco, riguardati. E infatti credo di aver avuto un singolare riguardo per il mio corpo, per tutto quello che gli ho dato e soprattutto per quel che gli ho tolto. I nutrizionisti sono delle teste di cazzo, io credo nell’autofagia.
La mia longevità (ho 85 anni e come vedi mi reggo ancora in piedi) è data anche dal digiuno e proprio grazie all’autofagia: le cellule ripuliscono il corpo, assetato o affamato, sacrificano quelle ossidate dallo stress o dagli anni e danno propulsione invece alle altre, capaci ancora di vita sana.

NON RICORDO più quanti scioperi della fame e della sete ho fatto. Ma pochi sanno che ho sempre avuto una fame ciclopica, oltre la misura. Ti dico solo che già a cinque anni impazzivo letteralmente per le salsicce fresche di maiale che, tenendo all’oscuro mamma, mi facevo spalmare su fette di pane fatto in casa, fette tagliate in modo che fossero pesanti come la roccia del Gran Sasso. Ricordo che mia zia, compagna di vacanze della mia famiglia a Giulianova, mi spalmava la salsiccia di carne fresca sul pane abbrustolito.
Che bontà! Mamma che era francese provava scandalo e timore di infezioni: la carne fresca! Di maiale poi!
Io non mi fermavo mai, e facevo ripetute visite alla ghiacciaia (allora non c’era il frigorifero). Prelevavo formaggi stagionati, pezzi di pecorino. Avevo una scaltrezza unica, dissimulavo benissimo. Nessuno in casa pensava che potesse essere il bimbetto a fregarsi il pecorino piccante. I sospetti cadevano sempre sull’incolpevole Annuzza, la domestica.
All’età di militare mi pesarono: 65 miserabili chilogrammi su un metro e novantuno di altezza. La fame non mi ha mai lasciato, e ogni giorno devo gioiosamente provvedere a cucinare almeno 250 grammi di pasta (De Cecco se sono in Italia, a Parigi trovo la Buitoni).
Faccio il sugo io, ai pomodori Ah, riferiamo che oggi io mi faccio sessanta sigari al giorno.
A 24 anni andavo avanti con 80/100 sigarette Celtic. Le Gauloises e le Gitane erano troppo leggere per me.
ORA SAI CHE facciamo? Ordiniamo un tiramisù. Oggi smetto lo sciopero (giustizia giusta, amnistia ai detenuti ndr), lo smetto qui con te. Devi scattarmi una foto. Voglio sempre che il momento sia certificato, in qualche modo validato. Scattato? Fammi vedere.
Si vede bene la bocca? E il cucchiaino? E la crema?
Il mio corpo, ah questo corpo.
Nel linguaggio radicale si dice dar voce, dar mano, dar corpo.
E anche l’atto sessuale è una forma di comunione, di convivio. Ho detto, e ora ripeto a te, che probabilmente ho due figli naturali. Te lo dice uno che negli anni giovanili della Fuci faceva maggioranza con i congregati mariani, mi trovavo meglio con loro che con i comunisti.
Dico che probabilmente ho due figli perché le donne con le quali è accaduto (di un concepimento sono certo, del secondo ho qualche dubbio, ma non ho approfondito mai) erano sposate e hanno ritenuto di conservare il loro legame e di farne partecipi i rispettivi compagni della gravidanza e della volontà di portarla a termine.
Perché mi dici che ho confessato questi segreti quasi con distrazione, con superficialità?
Non è assolutamente vero. Sapevo, ero cosciente di dire una cosa grave, impegnativa, importante per me. Non dimenticare che la donna della mia vita è Mirella. Ero in Abruzzo e ricordando quegli anni, erano gli anni dell’Università a Napoli, ho riferito di aver conosciuto una ragazza più giovane di me con un cognome francese. Fu un amore tenerissimo... È stata una parentesi, come altre ce ne sono state. E mi è sembrato un gesto di rispetto e di responsabilità tenere presente quella sua scelta. Non ho voluto invadere l’altrui vita. Quel bimbo o quei bimbi avevano genitori e amore.
Come amore e responsabilità ci fu quando con la mia compagna decidemmo invece di non dare corso alla gravidanza, scegliemmo l’aborto e io fui con lei. Lo praticammo insieme, l’aiutai materialmente. Fummo coscienti e certi della nostra azione. E ci sembrò giusto di non dare vita.
Non dimenticare una terza cosa fondamentale: con il corpo si dà voce e volto alle battaglie e dunque necessariamente anche all’amore. Victor Segalene scriveva: A colui che perviene sin qui malgrado la svolta e i passi falsi. Al compagno che ti dona i suoi occhi, cosa a mia volta devo donare in cambio di questo sguardo?
Si parla di paternità, di maternità. L’uomo e la donna. Ma poi c’è la fraternità. E c’è l’uomo con l’uomo. La mia bisessualità non è stata una scelta ma un destino, in spagnolo si dice destinazione. È stata lo sviluppo di un percorso, il frutto di un rapporto che si condensa in amore dialogico. Quante me ne hanno dette nel tentativo di darmi del “frocio internazionale”.
Ma il partito è comunità, comunione e quindi convivio. Cum vivere. E io ho convissuto, dando parola e ricevendo parola, dando amore e ricevendo amore.
Non voglio avere la presunzione di essere esempio di qualcosa. Sono quel che vedi. Ma non ho mai smesso di credere nella ricerca filosofica dell’amicizia, nell’amore inteso nella sua forma dialogica e anche nella pienezza della fisicità. Ho combattuto, ho dato e ho amato. Teneramente, intensamente.»

domenica 22 febbraio 2015

Pannella SOLAre

AVVISO AI NAVIGANTI: il presente post viene infine pubblicato così com'è, privo di adeguata ri-elaborazione, per sopravvenuta demotivazione dell'autore...però due novità sono state inserite: il video - da non perdere - e un ricordo personale.

Difficile elaborare degnamente e in modo sintetico questo post. Troppi pensieri, troppe emozioni, troppi ricordi suscita il suo contenuto. Atteniamoci ai fatti: Marco Pannella venerdì scorso è tornato a Teramo per ricevere presso la locale Facoltà di Scienze Politiche, dalle mani del rettore Luciano D'Alfonso (scusate, volevo dire D'Amico) la laurea ad honorem in Scienze della Comunicazione. Il giorno stesso, in serata, è stato protagonista della trasmissione APP, di Teleponte, condotta egregiamente da El Rino, insieme a Vincenzo Di Nanna e allo stesso Luciano D'Alfonso (ho sbaglato di nuovo, volevo dire D'Amico). Ebbene, durante questa trasmissione ha rilasciato delle dichiarazioni che sono state riportate dall'ANSA e poi amplificate notevolmente dai vari media, tanto da essere riprese in prima pagina da Repubblica.it, che rimandava ad un video tratto dalla trasmissione stessa. Certo, i commenti dei naviganti non sono stati molto lusinghieri per la "bestia abruzzese" (come ama definirsi"). Ne riportiamo alcuni a mo' di esempio:

diazzino78
che triste declino !
freddythink
Persona squallida e bugiarda. Meno male che rispetta questa donna...dal cognome francese ma napoletana che viveva a Roma...basta adesso solo l'indirizzo no? Cosa può l'ego di una persona...
ganemar
della serie: chi se ne frega?? ma è proprio necessario propinarci le farneticazioni di uno che non si ricorda nemmeno se e quanti figli ha?
eldic
pannella, la prova vivente che la cannabis, se assunta in quantità esagerata, fa davvero male.
gianaza1935
Squallido, come uomo e come politico. Sai che onore scoprire di essere figlio di Pannella! Complimenti anche alle mamme dei presunti figli! Che uomo trasgressivo! Sono sicuro che passerà alla storia!
Francesco Nicolo
che volgarità` squallida, la stessa che in ambito politico gll ha fatto distruggere completamente quello che di positivo il partito radicale rappresentava negli anni settanta. Si capisce perche` si e`sempre sdraiato davanti all'amico silvio. Stessa volgare affinità` antropologica per usare un aggettivo che usa in continuazione e a sproposito.
bottastra
Bisognerebbe fissare un limite massimo di età per poter rilasciare delle interviste ! Mi pare evidente, infatti, che Pannella sia ormai fuori di testa: queste, oltre ad essere delle dichiarazioni assolutamente inopportune, sono anche segno di una visione maschilista e fortemente lesiva della dignità delle donne, che evidentemente sarebbero tutte delle fedifraghe (o almeno quelle frequentate da Pannella !). E queste cose, dette peraltro da un radicale, non credo facciano molto onore a lui ed al suo movimento.
Luigi Baldassarri
Queste dichiarazioni provano che ha sempre tradito qualcuno nella sua vita di incontri occasionali sia politici che amorosi.

Cosa abbia detto Pannella lo sappiamo tutti e comunque, chiunque volesse, può guardare lo spezzone "incriminato", qui riportato, della trasmissione di Rino.

 


Un lontano ricordo
Per quanto mi riguarda voglio ricordare che, in un lontanissimo inverno - vacanze di natale - dei primi anni '80, io, El Rino, Mariolano, Antonina, Annetta, Roberta e altri che ora non ricordo, andammo a trovare Marco in via...Pannella, ovviamente, in un appartamento di "quelli di una volta", volte altissime, cucina enorme, molto molto bello. Ci affidammo, per combinare l'incontro, ad Armando, padre di Antonina, che di Marco era stato compagno di scuola. Armando non capiva l'entusiasmo che ci animava e anzi un po' ci compativa, ma organizzò ugualmente l'incontro. Oltre che per conoscere il mitico Marco, ci andammo perché all'epoca volevamo aprire una stazione locale di Radio radicale (illusi). Tutti noi ricordiamo ancora la figura imponente di Marco - del quale avevamo allora una certa soggezione, quasi un timore reverenziale - che passeggiava in quella cucina, alto quasi fino al soffitto, nel percorso dai fornelli - ci preparò un caffè, tra l'altro - alle nostre sedie, dalle nostre sedie alla persona della sua "compagna". Una bella ragazza, alta, bruna, che noi guardavamo con tanto d'occhi. Qualcuno ama addirittura ricordare che ogni tanto allungasse su di lei le sue manone senza troppo ritegno.
Dal sito di Radio radicale

Dal sito di Repubblica.it

Dal sito di Repubblica.it

Giacinto detto Marco Pannella all'Università di Teramo - Foto Nando Cozzi