sabato 12 febbraio 2011

El Mulo

C'era una volta El Mulo...così potrebbe cominciare una favola edita da quelli che vengono. Sì, certo, penserete, vuoi raccontare la storia di Marco "El Mulo" Iacovoni, le sue res gestae. E, invece, no: qui si tratta di uno che tira calci in avanti e poi accusa la vittima di averlo fatto. Il problema è che si tratta anche di un ministro. E, per di più, del ministro della difesa, che, da questo momento in poi dovrebbe essere chiamato piuttosto "dell'offesa".

giovedì 10 febbraio 2011

Uomini e donne

Dalla Repubblica dell'8 febbraio 2011 — pagina 13
di Anna Bravo

Uomini abbiate più coraggio tocca anche a voi vergognarvi

NON capisco perché alcuni uomini debbano fare appello alla propria componente femminile per indignarsi di fronte al cosiddetto Rubygate, mentre avrebbero di che indignarsi in prima persona. A uscire devastata dalla vicenda è più l' immagine maschile che l' immagine femminile. Ragazze che si vendono - un fatto che mette ansia, perché la prima giovinezza è un impasto delicato di furbizia, ingenuità, voglia di spadroneggiare, vulnerabilità. Ma soprattutto uomini che soltanto grazie al denaro e al potere dispongono del loro corpo (o magari solo della loro attenzione) e le gratificano con regali comprati all'ingrosso. Eppure, mentre molte di noi si preoccupano della dignità femminile, nessun uomo ha sentito il bisogno di difendere quella del genere maschile. Certo, il modello Berlusconi è così grezzo e simbolicamente violento che per un uomo di buona volontà può essere difficile vederlo come una ferita inferta (anche) alla propria immagine. Ma, cari, quel modello vi rappresenta in giro per il mondo. Mi stupisce che la vergogna provata da tanti di voi riguardi l' essere italiani, e non l' essere uomini italiani. Vi sentite incolpevoli? ma allora dovreste sentirvi incolpevoli anche come italiani. Berlusconi vi sembra un alieno? forse, ma non cambia il fatto che appartenete allo stesso sesso. Alcuni uomini (penso a singoli, all' associazione Maschile plurale, a vari altri gruppi) hanno capito da decenni che non aver mai commesso stupro non basta a chiamarsi fuori da un mondo maschile in cui la violenza contro le donne si ripete ogni giorno. Uno sforzo, e potreste capire che neppure dallo svilimento delle donne è possibile chiamarsi fuori, che c' è una responsabilità sovraindividuale - beninteso, non come colpa general/generica o dannazione originaria, ma nel senso in cui la intende Amery: come somma delle azioni e omissioni che contribuiscono a fare (o a lasciar sopravvivere) un clima. Non mi riferisco soltanto al sesso in compravendita, e neanche al rischio di degradazione che pesa sulle relazioni uomo/donna - problema politico per eccellenza, a dispetto di chi invoca: «torniamo alle cose serie». Intendo un clima in cui le parole delle donne spesso non sono richieste, e se sì, si ascoltano con l' orecchio sinistro, in cui i vertici di qualsiasi realtà sono clan maschili. Eccetera. Un clima, anche, in cui pochissimi e pochissime possono invecchiare in pace senza sognare/temere/detestare la bellezza e la giovinezza. Prima di indignarsi per interposta donna, alcuni di voi potrebbero aiutarsi con la memoria. Nel Sessantotto e con molta più forza nel femminismo, c' era la buona abitudine di chiedere alle persone da che luogo parlassero, e il luogo era la condizione personale, i comportamenti, l' ideologia, l' istituzione di cui si faceva parte e altro ancora. Voi parlate come se viveste in una camera sterile, con un filtro all'entrata per proteggervi dal contagio delle brutture altrui, e uno all'uscita per fare il restyling alle vostre - diverse, perché no, ma brutture comunque. Parlate come se la buona volontà e un po' di buon gusto vi mettessero per così dire al di sopra delle parti. Il che può spiegare certe dichiarazioni stravaganti, ma fa anche sospettare che in un angolo della vostra mente riposi la vecchia filosofia secondo cui il maschile equivale all'universale. Capire che i soggetti sono due, uomo e donna, e che il primo non può rappresentare il secondo, per noi è stata una delizia. Su, non fateci ripetere cose tanto ovvie!
ANNA BRAVO

martedì 1 febbraio 2011

Telefona a 'stu cazze

The Arcore's nights

Non potete perderlo




Grazie a La Sora Cesira



Ecco il fantastico testo della canzone:

Love the escort and the velin
want apartment at "Olgettin"
and pure the cubist and ballerin
bilocal with terrazin
in this day you eat se la day
so we love the Arcore's nights.

Lelemore -- Lelemore
but ancor je la fai?
Lelemore -- Lelemore
for how much je la dai?

Miss Minetti what ciarlatane...
not avverted I'm minorenn
a jovinott under diciott!
but I'm gnocc and came from Marocc
save the ass
and scapp from process
and return to the Arcore's nights.

Lelemore -- Lelemore
is there Coca at that night?
Lelemore -- Lelemore
for Rossella is light!

She rikatts me, I'm into guai
I accontent of millions five
What rapin for a sveltin!
Pay the cont senno rakkont
What combin Nico Ghedins...
to nascond all the Arcore's nights?!

Lelemore -- Lelemore
are dolores of panz!
Lelemore -- Lelemore
ce lo sa che sei un trans?

I incontrated the Santanchè
she was a showgirl for me finkè...
was trasformed in deputy!
half PDL comminced così!
tira more a potato's hair
than buoi carrets in Arcore's nights

Lelemore -- Lelemore
now the girls with no sold
Lelemore -- Lelemore
say you're flaccid and old

In the morning carabiniers
at the improvvise make a retate
all the phones intercettate
oh my God! The magistrate!
now the law
ammazz the dreams
but... ah...
the Arcore's nights!
Lele More...